Minima Pedalia dicembre 23, 2005
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Incontro con l’autore Emilio Rigatti.
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Come mai ha scelto il titolo Minima Pedalia?
Il titolo l’ho “rubato” da un libro che si intitola “Minima Moralia”, di un
filosofo tedesco che si chiama Adorno. Adorno ha scritto delle cose molto
interessanti sui “tempi moderni”, cogliendone alcuni degli aspetti più
problematici. Come quello dell’idolatria per le automobili e la velocità.
Così ho trasformato il “Moralia” in “Pedalia”, per rendere giustizia alla
bicicletta e per ringraziare Adorno del suo involontario contributo.
Il libro è arrichito di varie immagini che funzioni svolgono?
Le immagini potrebbero anche non esserci. Ma me le ha volute fare un caro
amico e alla fine accompagnano il testo in maniera discreta ed efficace.
L’amico che me le ha regalate è morto poco dopo la pubblicazione del libro.
Così, per me, sono quasi un saluto di addio, un ultimo regalo che ha voluto
farmi.
Con la sua precedente pubblicazione “La strada per Istambul” ha vinto il
premio per la letteratura di un viaggio, ce ne parla un po’?
I premi te li danno gli altri e una giuria è spesso come un terno al lotto.
Per cui, se da un lato mi ha dato soddisfazione, dall’altro non ci do molta
importanza. La cosa più bella del premio è stata che a PAlestrina, dove l’ho
ricevuto, ho stretto un’ottima amicizia con delle persone di laggiù.E’ stata
la parte più bella del premio.
Come mai è attratto dalla bici alla quale lei attribuisce i seguenti
aggettivi:scientifica,geografica e poetica?
La bici mi piace per il modo in cui mi fa navigare nella realtà come fossi
in un sommergibile di vetro. Tutto mi sembra interessante, bello. O, se è
brutto, degno di essere osservato per farci delle riflessioni. E’
scientifica e geografica perchè ti offre degli scorci della realtà che
possono essere studiati come se fossi un geografo: fiumi, vegetazione,
rilievi, fenomeni meteorologici. Poi io la trovo poetica perchè ti fa
navigare nel paesaggio in modo tale che spesso tutto ha l’aria di essere una
poesia fatta di alberi, case, colli, nuvole invece che di parole.
Altri scrittori hanno usato il ciclista come tema?
C’è una vasta letteratura di viaggiatori su due ruote, a cominciare da
Oriani, agli inizi del novecento, fino a numerosi scrittori-ciclisti dei
giorni nostri, molti dei quali pubblicati da Ediciclo, la casa editrice per
cui lavoro.
Cosa ne pensa dell enuove tecnologie e di internet?
Mi sembrano uno strumento di informazione e di comunicazione straordinario.
Come sempre, bisogna saperlo usare e non finire per essere noi un’appendice
del computer.
Cosa ha intenzione di pubblicare dopo questo libro?
Ho scritto un libro su un mio viaggio lungo la costa croata e montenegrina.
S’intitola “Dalmazia, Dalmazia”: Mi piacerebbe pubblicarlo l’anno prossimo.
Ma non dipende solo da me. Quindi: vedremo.
grazie